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La vaccinazione rappresenta uno degli interventi più efficaci e sicuri a disposizione della sanità pubblica per la prevenzione primaria delle malattie infettive. Grazie alla vaccinazione è stato possibile eradicare a livello globale il vaiolo nel 1980 e la poliomelite in varie Regioni del mondo, inclusa la Regione europea nel 2002.

Le principali malattie prevenibili con la vaccinazione sono: difterite, poliomielite, tetano, epatite virale B, meningite, infezione da papillomavirus umano (Hpv), pertosse, varicella, parotite, morbillo e rosolia (consulta il calendario vaccinale 2017-2019).

Nonostante la disponibilità di un vaccino efficace sicuro ed economico, il morbillo rimane una delle malattie esantematiche più diffuse al mondo ed è anche causa di gravi complicazioni dovute principalmente a superinfezioni batteriche come otite media, laringite, diarrea, polmonite, encefalite, e, nei casi più gravi, anche la morte.

Le infezioni da virus della rosolia, a differenza del morbillo, causano nei bambini una malattia generalmente mite, al contrario l’infezione contratta in gravidanza può interessare gravemente il feto con conseguente aborto spontaneo, morte fetale o la combinazione di condizioni invalidanti, chiamata collettivamente sindrome da rosolia congenita, che comprende disordini cardiaci, cecità e sordità. I dati epidemiologici affermano che vi sono più di 100.000 bambini nati affetti da SRC ogni anno.

Prima della diffusione del vaccino, avvenuta negli anni ’80, il morbillo causava circa 2,6 milioni di morti ogni anno, infettando oltre il 90% dei bambini di età inferiore ai 15 anni. Nel 2001, fu lanciata la Measles Initiative un partenariato tra Croce Rossa Americana, Nazioni Unite, Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie statunitense, Unicef e OMS con l’obiettivo di raggiungere, attraverso la vaccinazione, una riduzione della mortalità pari al 50% entro il 2005. Globalmente la vaccinazione contro il morbillo ha determinato un calo del 75% dei decessi tra il 2000 e il 2013: da una stima di 535.000 morti infantili nel 2000, si è arrivati infatti nel 2013 a 145.700 decessi.

Foto: CDC